L’impatto delle condizioni climatiche sulle fondazioni

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IN SINTESI — RISPOSTA DIRETTA

L’impatto delle condizioni climatiche sulle fondazioni si manifesta attraverso il ciclo alternato di siccità prolungata e piogge intense, che altera il volume dei terreni argillosi provocando cedimenti differenziali e crepe nei muri. Nel 2025, l’Osservatorio Città Clima di Legambiente ha registrato 376 eventi meteorologici estremi in Italia (+5,9%), con danni economici pari a 11,9 miliardi di euro — destinati a salire a 34,2 miliardi entro il 2029 (studio Università di Mannheim). La prevenzione e il consolidamento tempestivo con iniezioni di resine espandenti sono le strategie più efficaci per stabilizzare gli edifici soggetti a questi stress.

Come il clima influenza le fondazioni degli edifici

I cambiamenti climatici hanno modificato in modo strutturale le dinamiche geotecniche del territorio italiano, con effetti diretti e misurabili sulla stabilità delle fondazioni degli edifici. Il meccanismo di fondo è semplice ma devastante: l’alternanza tra lunghi periodi di siccità e precipitazioni concentrate sottopone le strutture a uno stress meccanico continuo che, nel tempo, degrada la capacità portante del suolo in modo irreversibile.

Le fondazioni dirette — a zattera, a cordolo, a plinto — scaricano il peso dell’edificio sugli strati superficiali del terreno. Quando le proprietà fisiche di questi strati vengono alterate dai fattori climatici, la portanza del suolo diminuisce in modo disomogeneo. Un lato dell’edificio scende più dell’altro: nascono così i cedimenti differenziali, che si traducono in forze di taglio nelle murature visibili come lesioni.

I dati sugli eventi climatici estremi in Italia nel 2025

Il bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, realizzato in collaborazione con il Gruppo Unipol, dipinge un quadro preoccupante. Il 2025 si è configurato come il secondo anno più critico degli ultimi undici anni, superato solo dal catastrofico 2023 (383 eventi). I dati principali:

376
eventi meteorologici estremi in Italia nel 2025

+5,9%
rispetto al 2024, secondo anno peggiore in 11 anni

+94%
eventi legati a temperature record rispetto al 2024

+42%
frane da piogge intense rispetto all’anno precedente

Tra i fenomeni principali del 2025: allagamenti da piogge intense (139 eventi), danni da vento (86), esondazioni fluviali (37). I danni da vento sono cresciuti del +28,3% rispetto al 2024.



Approfondimento video: Report Osservatorio Città Clima 2025 — LegambienteFonte ufficiale Legambiente · Si apre su YouTube

Il costo economico del dissesto: 34 miliardi di motivi per non aspettare

Il dissesto idrogeologico non è un’astrazione tecnica: è una realtà economica che pesa sulle famiglie italiane con cifre sempre meno sostenibili. Secondo un recente studio dell’Università di Mannheim citato da Legambiente nel Rapporto Città Clima 2025, i danni da ondate di calore, siccità e alluvioni in Italia nel 2025 ammontano a 11,9 miliardi di euro. La proiezione al 2029 è ancora più allarmante: 34,2 miliardi di euro, quasi il triplo in quattro anni.

Dato chiave per i proprietari di immobili: ogni anno di attesa su un cedimento fondazionale in corso moltiplica i costi di ripristino. Un intervento di consolidamento tempestivo, effettuato ai primi segnali, costa in genere molto meno rispetto a un intervento su cedimento già avanzato, perché si evitano demolizioni, smaltimento macerie e ripristino degli interni.

Perché le fondazioni sono vulnerabili ai cambiamenti climatici

Le fondazioni superficiali, poste a profondità storicamente considerate sicure, non sono più protette come un tempo. Le ondate di calore prolungate hanno spinto la linea di evaporazione del terreno a profondità impensabili fino a dieci anni fa, allargando significativamente il bacino di edifici a rischio strutturale in tutta la Penisola.

I movimenti del terreno durante i cicli stagionali di ritiro e rigonfiamento possono raggiungere diversi centimetri, con un’entità che dipende dal tipo di argilla, dallo spessore dello strato coinvolto e dalla profondità delle fondazioni. Un edificio è un corpo rigido: non può adeguarsi a questi spostamenti senza generare tensioni interne. Le lesioni che compaiono sui muri sono la risposta visibile di una struttura sotto sforzo.

Siccità: come l’estate prosciuga il terreno e spezza i muri

La siccità è il fenomeno climatico che colpisce le fondazioni in modo più subdolo, perché agisce lentamente e spesso passa inosservato fino a quando le crepe non diventano evidenti. Capire il meccanismo fisico è il primo passo per riconoscere il problema in tempo.

Ritiro del terreno argilloso: il meccanismo geotecnico

I terreni a matrice prevalentemente argillosa sono i più sensibili alle variazioni idriche. Le cosiddette “argille azzurre”, tipiche dell’Appennino marchigiano, della Toscana e dell’Emilia-Romagna, ma presenti anche in pianura padana e nel Mezzogiorno, sono classificate come “terreni coesivi ed espandenti” proprio per questa caratteristica.

Durante i periodi di forte siccità, l’acqua contenuta nei micropori dell’argilla evapora progressivamente in profondità, innescando un fenomeno geotecnico noto come ritiro volumetrico: il terreno perde volume, si rimpicciolisce e genera vuoti al di sotto del piano di posa delle fondazioni. La struttura si ritrova senza il supporto inferiore necessario: come se qualcuno stesse togliendo mattoni dalla base di una colonna, uno alla volta.

Scavo in un terreno argilloso in prossimità delle fondazioni
I terreni argillosi cambiano volume in base al contenuto d’acqua, influenzando la stabilità delle fondazioni.

Come riconoscere le crepe da siccità: la diagnosi visiva

Le lesioni originate da cedimento differenziale da siccità hanno caratteristiche geometriche ben riconoscibili che permettono una diagnosi precoce.

  • Crepe superficiali da assestamento termico: fessurazioni millimetriche, andamento orizzontale o a ragnatela, limitate allo strato di intonaco. Non pericolose strutturalmente, non richiedono intervento immediato.
  • Crepe strutturali da cedimento fondazionale: andamento diagonale passante a 45°, concentrate vicino alle aperture (porte e finestre), visibili su entrambi i lati della parete. Indicano un movimento attivo del terreno di fondazione: richiedono valutazione tecnica urgente.
  • Segnali di accompagnamento: porte e finestre che non si chiudono più correttamente, pavimenti avvallati o inclinati, distacchi del battiscopa, fessure tra muro e solaio.

Regola pratica: una crepa strutturale pericolosa è passante (visibile da entrambi i lati del muro), ha larghezza superiore a 1 mm e andamento diagonale a 45°. Se al mattino è chiusa e alla sera è aperta, o viceversa, il cedimento è attivo. Il monitoraggio con fessurimetri meccanici permette di misurarne l’evoluzione stagionale.

Impatto a lungo termine delle ondate di calore

Le ondate di calore persistenti — cresciute del +94% nel 2025 rispetto al 2024 secondo Legambiente — spingono la linea di evaporazione del terreno a profondità che fino a dieci anni fa erano considerate protette. Questo significa che edifici costruiti su fondazioni superficiali, storicamente stabili in zone a bassa pericolosità, iniziano a subire gli effetti del ritiro argilloso per la prima volta.

Il fenomeno è insidioso perché non si manifesta subito. Una prima estate siccitosa genera microfessure; la seconda le allarga; la terza le rende visibili a occhio nudo. Nel momento in cui la crepa diventa evidente, il processo è in corso da anni.

Piogge torrenziali: il secondo fronte di attacco alle fondazioni

Se la siccità agisce lentamente, le piogge intensive agiscono di scatto. Non compensano il deficit idrico del suolo: introducono un secondo fattore di instabilità strutturale altrettanto pericoloso.

Rigonfiamento del terreno e pressioni asimmetriche

Quando l’acqua investe un terreno argilloso precedentemente essiccato, l’argilla assorbe rapidamente il liquido e sperimenta il fenomeno inverso al ritiro: il rigonfiamento volumetrico. L’aumento improvviso di volume genera una forte pressione verticale e laterale contro le fondazioni, spingendole verso l’alto o lateralmente in modo asimmetrico. Questo aggrava le lesioni già esistenti e può aprirne di nuove, di tipo verticale.

Il ciclo siccità-rigonfiamento, ripetuto anno dopo anno, accumula uno stress meccanico permanente nella struttura, come le piegature ripetute di un foglio di carta: ogni ciclo riduce la resistenza residua.

Erosione e sifonamento del terreno di fondazione

Nei terreni sabbiosi o limosi, le piogge intense innescano il fenomeno del sifonamento: l’acqua che percola in profondità scorre ad alta velocità nel sottosuolo, trasportando le particelle fini del terreno verso valle o verso scarichi naturali. Questo processo di erosione sotterranea svuota progressivamente il supporto inferiore della fondazione. A differenza del cedimento argilloso — lento e progressivo — il cedimento per sifonamento può avvenire in ore. È il tipo di cedimento che colpisce d’improvviso, senza i segnali preliminari visibili.

Alluvioni e infiltrazioni: i danni che si vedono dopo

Le infiltrazioni d’acqua prolungate saturano i muri di fondazione, rendendo i materiali da costruzione vulnerabili al degrado chimico-fisico. I cicli di bagnatura e asciugatura erodono il legante della malta, riducono la resistenza del laterizio e preparano le condizioni per lesioni da ritiro o da pressioni idrostatiche. Gli allagamenti da piogge intense sono stati il fenomeno più frequente nel 2025, con 139 eventi su 376.

Abitazione e area residenziale colpite da un allagamento
Le piogge intense e gli allagamenti possono saturare il terreno e aumentare le sollecitazioni sulle fondazioni.


Riepilogo: fenomeni climatici, effetti sul terreno e danni visibili

Fenomeno climaticoComportamento del terrenoImpatto geotecnicoDanno visibile sull’edificio
Siccità estremaRitiro volumetrico (argilla): perdita d’acqua interstiziale e contrazioneVuoti sotto le fondazioni, perdita di portanzaCrepe diagonali a 45°, infissi bloccati, pavimenti avvallati
Piogge torrenzialiRigonfiamento (argilla): assorbimento rapido e aumento di volumePressioni asimmetriche verticali e laterali sulle fondazioniFessurazioni verticali, spostamenti dei pavimenti, crepe a gradini
Precipitazioni intenseDilavamento e sifonamento (sabbie/limi): asportazione particelle finiScalzamento progressivo e cedimento improvvisoCedimenti localizzati e improvvisi, strappi strutturali
Ondate di calore prolungateEssiccazione in profondità: evaporazione oltre la profondità di fondazioneCedimento di fondazioni storicamente stabili, allargamento del bacino a rischioLesioni su edifici mai colpiti prima, cedimenti in zone a bassa pericolosità storica
Alluvioni e allagamentiSaturazione totale e degrado chimico-fisico dei materialiRiduzione della resistenza del legante, pressioni idrostaticheMacchie, efflorescenze, distacchi di intonaco, crepe da pressione idrostatica

Le regioni italiane più colpite nel 2025

Il rischio di cedimento fondazionale non è distribuito in modo uniforme sul territorio. Secondo il Rapporto Città Clima 2025 di Legambiente, le tre regioni con il maggior numero di eventi meteorologici estremi sono:

  • Lombardia: 50 eventi (primato nazionale) — concentrazione di allagamenti urbani e danni da vento nelle aree metropolitane, con particolare impatto sui terreni di riporto della pianura padana.
  • Sicilia: 45 eventi — colpita sia da precipitazioni intense che da una delle siccità più prolungate degli ultimi decenni, con effetti gravi sui terreni argillosi del centro-nord dell’isola.
  • Toscana: 41 eventi — terza regione più colpita, con forte incidenza di eventi alluvionali nelle zone con argille azzurre appenniniche.

A livello provinciale, le aree più a rischio sono Genova (16 eventi), Messina e Torino (12 ciascuna), Firenze e Treviso (11). Il Nord Italia si conferma l’area geograficamente più colpita in termini di frequenza, mentre il Sud e le isole subiscono gli effetti più gravi della siccità cronica.

Zone ad alta vulnerabilità geotecnica: gli edifici costruiti su terreni argillosi nelle aree appenniniche di Toscana, Emilia-Romagna e Marche, e nei fondovalle di Lombardia e Piemonte, sono statisticamente i più esposti ai cedimenti fondazionali da variazioni climatiche.

Come proteggere la tua casa: strategie di prevenzione

La buona notizia è che il rischio di cedimento fondazionale è in larga misura gestibile, se si interviene prima che le lesioni strutturali diventino estese. Le strategie di prevenzione si articolano su quattro livelli, dall’intervento più semplice a quello più tecnicamente impegnativo.

Sistemi di drenaggio perimetrale

La gestione delle acque meteoriche attorno all’edificio è la prima linea di difesa. L’installazione di trincee drenanti — accoppiate a tubi microforati e geotessili protettivi — permette di intercettare l’acqua piovana prima che saturi il terreno a contatto con le fondazioni, allontanandola verso canali di scarico sicuri. Una grondaia mal posizionata o otturata che scarica l’acqua a ridosso delle fondazioni può da sola innescare un cedimento in un terreno già in stato critico.

Impermeabilizzazione preventiva

Creare una barriera impermeabile verticale lungo i muri interrati impedisce all’acqua di penetrare per capillarità all’interno delle strutture. L’utilizzo di membrane bentonitiche o resine idrofobe protegge il calcestruzzo e la muratura dal degrado chimico-fisico causato dai cicli di bagnatura e asciugatura. È un intervento relativamente economico rispetto al costo di un consolidamento su cedimento già in atto.

Monitoraggio stagionale delle fondazioni

Il monitoraggio strutturale periodico è lo strumento ideale per cogliere i segnali precoci prima che il problema si aggravi. Strumenti utili includono:

  • Fessurimetri meccanici (gessetti o lastrine in vetroresina): economici, rilevano movimenti stagionali di una crepa esistente.
  • Fessurimetri digitali con sensori elettronici: registrano l’evoluzione in tempo reale, utili per edifici con cedimento attivo.
  • Inclinometri: misurano la verticalità delle strutture.
  • Ispezione visiva stagionale: almeno due volte l’anno (fine estate e fine inverno), confrontando fotograficamente le lesioni esistenti.

Consolidamento con resine espandenti: la soluzione definitiva

Quando il terreno ha già perso le sue caratteristiche meccaniche originarie, il consolidamento con iniezioni di resine espandenti è l’intervento più efficace disponibile. Le resine poliuretaniche Leo.Mac Plus vengono iniettate direttamente nel sottosuolo attraverso cannule di piccolo diametro (circa 2,5 cm) che distribuiscono la resina su più livelli di profondità. La resina riempie i vuoti generati dalla siccità, compatta il terreno circostante e solleva la fondazione millimetricamente fino al livello originario — il tutto monitorato in tempo reale con strumentazione a taratura millimetrica.

I vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali (micropali, sottomurazioni) sono sostanziali: nessuno scavo, nessuna demolizione, nessuno spostamento, tempi di intervento ridotti a pochi giorni e un contenimento significativo dei costi accessori, dato che si azzerano le voci legate a demolizione, smaltimento e ripristino dei locali. L’edificio rimane abitabile per l’intera durata dei lavori.

Intervento di consolidamento delle fondazioni con resine espandenti
Il consolidamento con resine espandenti permette di migliorare la portanza del terreno senza scavi invasivi.


La parola dell’esperta

“In vent’anni di interventi su fondazioni in tutta Italia, ho visto con i miei occhi come il clima stia cambiando letteralmente le basi delle nostre case. Edifici stabili da decenni che cominciano a muoversi. Proprietari che mi chiamano convinti di avere un problema di umidità e scoprono invece un cedimento in atto da tre anni. La cosa che mi preoccupa di più del 2025? Gli edifici che cedono per la prima volta in zone dove non era mai successo niente — perché le fondazioni di quell’edificio non erano state progettate per sopportare questo tipo di stress climatico. Ecco perché il monitoraggio preventivo non è più un lusso: è una necessità.”

J
Jessica Mammina
Founder & CEO, Leomac Consolidamenti Srl | Bosco Chiesanuova (VR) | leomac.it/azienda | LinkedIn

Checklist: come valutare il rischio del tuo edificio

Seleziona le condizioni che si applicano al tuo edificio. Il sistema elabora automaticamente un’indicazione orientativa in base ai segnali che hai scelto.

Sintomi strutturali visibili




Caratteristiche dell’edificio e del territorio



Altri segnali

Seleziona le condizioni applicabili al tuo edificio.

Possibile problema di umidità di risalita

I segnali selezionati sono compatibili soprattutto con un problema di umidità di risalita capillare, distinto dal cedimento fondazionale. Le macchie alla base dei muri possono indicare la risalita dell’acqua dal terreno attraverso la muratura.

Un sopralluogo tecnico gratuito può determinarne la causa: leomac.it oppure 800 592727.

Nessun sintomo strutturale: attenzione preventiva

Non hai indicato segnali visibili di cedimento, ma sono presenti fattori ambientali o caratteristiche dell’edificio da tenere sotto controllo.

Esegui un’ispezione visiva stagionale confrontando fotografie delle pareti. Ai primi segnali puoi richiedere una valutazione gratuita: leomac.it.

Segnali strutturali da monitorare

Hai selezionato uno o più sintomi strutturali, ma nessun fattore ambientale specifico. Potrebbe trattarsi di un assestamento limitato, ma è opportuno controllarne l’evoluzione.

Monitora la crepa più evidente per 4–6 settimane con fotografie o un fessurimetro. Se aumenta, richiedi una valutazione tecnica: 800 592727.

Attenzione: possibile cedimento nella fase iniziale

La presenza di un sintomo strutturale insieme a fattori di rischio ambientale è compatibile con un possibile cedimento fondazionale nella fase iniziale.

È consigliabile un controllo tecnico per verificare se il movimento è attivo. Prima si interviene, più semplice può essere la soluzione: leomac.it oppure 800 592727.


Domande frequenti su clima e cedimenti strutturali

Come influisce il terreno argilloso sulle crepe in casa?

I terreni argillosi cambiano volume in modo significativo in base all’umidità presente: si contraggono durante la siccità prolungata, creando vuoti sotto le fondazioni, e si rigonfiano con le piogge intense, generando spinte asimmetriche verso l’alto e lateralmente. Questo ciclo causa cedimenti differenziali che si manifestano come crepe diagonali a 45° sui muri portanti, infissi bloccati e pavimenti inclinati.

Le crepe nei muri si allargano in estate?

Sì. Le alte temperature estive e l’assenza di piogge accelerano l’evaporazione dell’umidità dal sottosuolo, accentuando il ritiro del terreno di fondazione. Le crepe strutturali tendono ad allargarsi in estate e a restringersi parzialmente in autunno, quando le piogge reidratano il terreno. Questo andamento stagionale è uno dei segnali diagnostici più affidabili per identificare un cedimento fondazionale in atto.

Qual è la differenza tra una crepa pericolosa e una innocua?

Le crepe innocue interessano solo l’intonaco superficiale, hanno andamento orizzontale o a ragnatela e larghezza inferiore a 1 mm. Le crepe strutturali pericolose sono passanti (visibili su entrambi i lati del muro), seguono un andamento diagonale a circa 45°, sono concentrate vicino alle aperture e hanno larghezza superiore a 1 mm. Una porta che non chiude più correttamente in coincidenza con la comparsa di una crepa diagonale è un segnale che non va ignorato.

Le iniezioni di resine espandenti sono efficaci per bloccare i cedimenti da siccità?

Sì. Le iniezioni di resine poliuretaniche espandenti Leo.Mac Plus sono progettate specificamente per riempire i vuoti formatisi sotto le fondazioni a causa del ritiro del terreno argilloso. La resina consolida il suolo, ripristina la portanza originaria e stabilizza definitivamente la struttura. L’intervento avviene attraverso fori millimetrici nel pavimento, senza scavi, in 1-3 giorni, con garanzia di 10 anni estensibile a 20.

Quali regioni italiane sono più a rischio di cedimenti da eventi climatici?

Secondo il Rapporto Città Clima 2025 di Legambiente, le tre regioni con più eventi meteorologici estremi sono Lombardia (50 eventi), Sicilia (45) e Toscana (41). Il rischio di cedimento fondazionale è particolarmente elevato nelle zone con terreni argillosi dell’Appennino marchigiano, toscano ed emiliano, nella pianura padana e nel Mezzogiorno. Tuttavia il cambiamento climatico sta estendendo il bacino di rischio anche a zone tradizionalmente stabili.

Come proteggere la casa dai cedimenti causati dal cambiamento climatico?

Le strategie di prevenzione comprendono: installazione di sistemi di drenaggio perimetrale, impermeabilizzazione preventiva dei muri interrati, monitoraggio stagionale con fessurimetri, e intervento di consolidamento con resine espandenti in presenza di cedimento in atto. Il punto di partenza è sempre un sopralluogo tecnico gratuito da parte di uno specialista geotecnico, che permette di valutare il rischio specifico dell’edificio e pianificare l’intervento più appropriato.

In quanto tempo si manifestano i danni da siccità sulle fondazioni?

I cedimenti fondazionali da siccità sono processi progressivi e la loro velocità dipende dal tipo di terreno, dallo spessore dello strato argilloso e dalla profondità delle fondazioni. Le prime crepe superficiali possono comparire dopo una singola estate siccitosa intensa; le lesioni strutturali significative si sviluppano generalmente in più stagioni di cicli siccità-pioggia ripetuti. Per questo il monitoraggio preventivo è fondamentale: intervenire alle prime crepe costa molto meno che intervenire quando il cedimento è già esteso.

È possibile consolidare le fondazioni senza lasciare la casa?

Sì. La tecnologia Leomac a resine espandenti è progettata per lavorare con l’edificio abitato. I fori di iniezione (diametro circa 2,5 cm) vengono realizzati nelle fughe del pavimento o in aree esterne, senza demolizioni e senza spostare mobili. Non si producono polveri né vibrazioni rilevanti. L’intervento dura tipicamente 1-3 giorni. I locali trattati rimangono agibili per tutta la durata dei lavori.

Il tuo edificio mostra crepe o segni di cedimento?

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Operiamo su tutto il territorio nazionale. Interventi garantiti 10-20 anni.

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